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“Babis ha messo il turbo alla Cechia”

OCCHI SULL'EST/REPUBBLICA CECA - Sull'asse Praga-Mlada Boleslav fiorisce l'imprenditoria, le ricette del leader di Ano: fiscalità attrattiva e crescita dei salari - Ma c'è qualche incognita

 
08
maggio
2018
06:00
Andrea Colandrea

In Repubblica Ceca l'8 maggio è l'anniversario della liberazione. È il Den vítězství, ovvero il giorno che le forze alleate - e l'allora Cecoslovacchia - riuscirono a liberarsi dell'occupazione nazista. Proprio quel giorno nel 1945 venne firmata la fine della guerra. Con l'occasione pubblichiamo un approfondimento dedicato a questo Paese dell'Europa centrale, che sta attraversando un momento di considerevole crescita economica, ma nel quale non mancano alcune incognite, a partire da quella che riguarda i rapporti con l'Unione europea, che sul nodo degli immigrati ha portato a più di qualche attrito con Bruxelles. Ecco alcuni appunti di viaggio che hanno dato il la ad un reportage tra la capitale, Praga, e la città di Mlada Boleslav.

PRAGA/MLADA BOLESLAV (nostro servizio) – In questo inizio di maggio, Mlada Boleslav appare rifiorita. La città di produzione della Skoda Auto, cuore pulsante della Boemia centrale, è anche uno dei punti di passaggio principali dei vacanzieri che si recano in automobile nella grande area di Cesky Raj (il Paradiso ceco) per trascorrere i propri fine settimana a contatto con una natura generosa, e per questo, appunto, meta privilegiata di turismo: molti i bus con targhe tedesche, francesi o polacche, puntualmente parcheggiati ai piedi delle incantevoli montagne laviche. Insomma, da queste parti, il traffico è sempre molto intenso: nei giorni feriali come in quelli festivi, quando i praghesi sono soliti fare avanti e indietro in massa dalle loro case di campagna, provocando i consueti ingorghi di veicoli in entrata e in uscita sui principali assi stradali a ridosso della capitale.

Ma il traffico non è, ovviamente, alimentato soltanto dai turisti del fine settimana o da quelli – e sono decine di migliaia ogni giorno – diretti in auto o in pullman verso Praga e dintorni trecentosessantacinque giorni all'anno. La Repubblica Ceca, in virtù della sua posizione centrale, è anche territorio di passaggio per i camionisti di tutto l'Est Europa e in parte dell'area balcanica: la presenza di camion in transito tra la regione della Moravia, la Slovacchia e l'Ungheria, è sempre considerevole. E proprio Mlada Boleslav, cittadina boema di poco meno di cinquantamila abitanti che nasce sul fiume Jizera, non a caso è uno dei poli economici con il più basso tasso di senza lavoro in tutta la Repubblica Ceca, specchio fedele di un'economia virtuosa (tasso di disoccupazione sotto il 4%) che da Praga si snoda lungo l'arco di una cinquantina di chilometri in direzione Nord-Est: punto di passaggio dei più frequentati, si diceva, anche per le attività che ruotano attorno alla grande casa automobilistica di proprietà della Volkswagen. Ma non solo.

Nella grande periferia che si estende tra queste due città attigue, anche le imprese attive nell'edilizia principale e in quella secondaria (lasciamo volutamente da parte le numerose fabbriche di birra che costituiscono una tradizione secolare ceca) sono molto numerose. E all'osservatore attento, soprattutto negli orari più sensibili - ovvero tra le cinque di mattina e le 17 - il via vai di mezzi pesanti e furgoni intestati a ditte di piccole o medie dimensioni e da singoli artigiani è una costante. Se, del resto, Praga e le regioni limitrofe della Boemia registrano il livello più basso di disoccupati su scala nazionale, se ne conosce il perché. Ciò, lo sanno bene i praghesi, vale a maggior ragione per chi ha un titolo di studio superiore. Nel qual caso un contratto d'assunzione è una forte opzione, anche in ragione della presenza di numerose multinazionali che hanno deciso di stabilirsi in quest'area dell'Europa centrale dove l'economia è sostenuta da un quadro politico improntato alla stabilità e, pure, su una burocrazia snella e poco onerosa, soprattutto se confrontate con quella della maggior parte dei paesi dell'UE.

Già, il quadro politico, la stabilità. Significativo, in proposito, il commento di un imprenditore 45.enne attivo da anni nel settore dell'edilizia e in specie nelle demolizioni dei vecchi complessi industriali nella grande area praghese, che abbiamo incontrato in una hospoda di Turnov: "Con Babis a capo del governo si lavora ancora di più: la sua è stata un'elezione azzeccata, anche perché i salari (soprattutto in Boemia, meno nella più rurale Moravia, n.d.r.) sono ulteriormente cresciuti e il fisco agevola chi fa impresa". "In questa zona – continua - sono sempre più richieste le 'pensioni' per operai: luoghi dove la numerosa manovalanza che quotidianamente viaggia tra Praga e Mlada Boleslav può soggiornare senza la necessità di ritornare quotidianamente a casa". Ogni giorno, in tutta quest'area (ma vale anche per altre regioni, da Liberec a Plsen fino a Brno) forze lavoro di tutti i tipi giungono da cittadine come Ceska Lipa, Hradec Kralove, Pardubice, solo per citarne alcune: "Il lavoro, certo, non manca - chiosa il nostro interlocutore – ma mancano ancora strutture ricettive per operai. E c'è chi in proposito si inventa nuovi business".

Se gli affari si concentrano su attività economico-imprenditoriali rivolte prevalentemente a personale indigeno, o a figure qualificate del terziario provenienti anche dall'estero (soprattutto, per ragioni di prossimità, da Austria e Germania), per quanto riguarda l'immigrazione extra-UE, il governo, in linea con il presidente della Repubblica Milos Zeman, ha scelto di seguire gli indirizzi degli altri paesi del patto di Visegrad (che non ne vogliono sapere di quote dei migranti) attirandosi più di qualche dura critica da Bruxelles. Basti dire che qualche mese fa, quando si è votato per il rinnovo del nuovo inquilino di Hradcany, lo stesso Zeman si era fatto fotografare su un cartellone che poi è stato affisso sulle strade cittadine di tutta la nazione: "Puntiamo sulle nostre forze, non sugli immigrati". Fatto sta che anche la moderna Cechia, ricostruita grazie soprattutto ai massicci investimenti tedeschi (come quelli nella stessa Skoda Auto, costola della Volkswagen), ha le sue zone d'ombra.

Proprio per via della gestione del dossier immigrati, Babis segue una linea "autonomista" che l'UE non vede di buon occhio, tanto che la minaccia di sanzioni europee sono state a lungo, e continuano ad essere, un tema caldo. Poi ci sono le tensioni politiche interne: lo stesso neo-premier, già finito nel mirino della Giustizia prima della sua elezione nell'ottobre dell'anno scorso per questioni legate alla propria attività di imprenditore miliardario, resta inviso al Partito socialdemocratico e quello dei Civici democratici (con il 29,6% dei voti Babis ha conquistato 78 seggi sui 200 della Camera dei deputati). Gli viene rinfacciato di avere ottenuto, in modo illegale, un sussidio europeo di due milioni di euro dai quali avrebbe tratto vantaggi personali. In gennaio il leader di Ano ha anche perso la sua immunità parlamentare. Si parla spesso di nuove elezioni. Ma per ora il Paese va avanti. Con il turbo.

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