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Il procuratore Kövesi sotto tiro, Udrea al sole della Costa Rica

OCCHI SULL'EST/ROMANIA - I paradossi della giustizia rumena, tra la piazza che protesta e vuole scacciare i corrotti, il capo del DNA che è nel mirino del ministro della Giustizia e l'ex membro del governo sotto inchiesta che va in vacanza al caldo

CdT/AC
Il magistrato anti-corruzione Laura Codruta Kövesi e l'ex ministra indagata Elena Udrea.
 
10
marzo
2018
06:00
Andrea Colandrea

BUCAREST (nostro servizio particolare) - Nonostante una serie di ripetuti tentativi di bloccare l'operato del capo del Dipartimento nazionale anticorruzione (DNA) Laura Codruta Kövesi, non si ferma l'ondata di rigore giudiziario in atto ormai da almeno un lustro in Romania. Troppo forti, forse, anche le sollecitazioni di Bruxelles, che ha ripetutamente chiesto un impegno perentorio contro la corruzione allo Stato est-europeo che ambisce quanto prima ad entrare nell'area Schengen.

Un impegno che parte dunque da lontano e che era diventato non a caso la base del programma di legislatura del presidente Klaus Iohannis (eletto il 21 dicembre 2014), il quale, nelle scorse settimane, è tornato a rinnovare la propria fiducia a Kövesi, a seguito della richiesta delle sue dimissioni auspicate senza mezzi termini dal ministro della Giustizia Tudorel Toader, sempre più critico con l'operato dell'inflessibile magistrato (il capo del DNA, in quattro anni, ha fatto arrestare e incarcerare centinaia e centinaia di personaggi della politica, dello spettacolo, dello sport e perfino della magistratura, scatenando ciò che più di un organo informativo ha definito una deleteria caccia alle streghe ).

L'accusa a Kövesi, in parole povere, è quella di aver alimentato un vero e proprio clima giustizialista in ambito istituzionale e in seno alla società, e sul cui sfondo, la piazza, sempre più numerosa in tutte le principali città del Paese, ha ripetutamente chiesto la testa del governo PSD (il partito che ha vinto le elezioni e tra le cui fila hanno ruotato quattro primi ministri in appena tre anni). 

Lo scorso 27 febbraio, a dare man forte all'operato di Laura Codruta Kövesi, dopo una nuova ridda di accuse indirizzatele a tutto campo da una parte dei media e dell'opinione pubblica nazionale su presunte violazioni dei suoi doveri di magistrato (puntualmente amplificati da una parte dei media e dell'opinione pubblica), è stato il Consiglio superiore della magistratura che ha rinnovato la fiducia allo stesso capo del DNA rispedendo al mittente la richiesta di dimissioni postulata dal ministro Tudorel Toader. Quest'ultimo, aveva perfino presentato un rapporto sul lavoro di Kövesi, rimarcando che il magistrato, nel suo agire, avrebbe violato la legge. La perizia avrebbe avrebbe dovuto dimostrare una serie di presunti abusi di potere che, qualora avvalorati, avrebbero, di fatto, bloccato la tangentopoli rumena. La diretta interessata è stata convocata dai magistrati, davanti ai quali ha puntualmente rispedito le accuse al mittente e parlato di "goffa montatura". In effetti, il suo operato, alla prova dei fatti, è risultato tutto regolare. E Iohannis non ha avuto dubbi nel rinnovarle fiducia incondizionata.

La lotta alla corruzione, in Romania, dunque, procede. Tra alti e bassi, tra colpi di scena e sceneggiate degne di una soap opera o di un reality. È il caso, per esempio, delle ultime vicende che riguardano l'ex ministra regionale del turismo, la chiacchierata quanto avvenente Elena Udrea, già finita in carcere per fatti commessi durante il periodo del suo successivo mandato da parlamentare (la lista delle accuse include l'abuso d'ufficio, il favoreggiamento e l'appropriazione indebita - VD SUGGERITI). Udrea è stata per mesi una delle protagoniste indiscusse dello scandalo corruzione, e inevitabilmente - anche per le sue chiacchierate vicissitudini private - è finita nell'occhio del ciclone dell'opinione pubblica, riuscendo a dividere il Paese, a lungo, tra colpevolisti e innocentisti. Suo malgrado, in un qualche modo, è diventata emblematicamente la protagonista-simbolo di un pianeta Giustizia che stenta tutt'oggi a riformarsi con il pieno appoggio del mondo politico e della piazza (la quale, infatti, continua imperterrita a rivendicare a viva voce onestà e serietà). C'è perfino chi l'ha definita una vittima del sistema (l'ex presidente Traian Basescu, del resto, l'ha sempre strenuamente difesa). 

Intanto, è cronaca rosa degli ultimi giorni, la sempre biondissima Udrea, la "ministra sexy" per eccellenza, si trova attualmente in Costa Rica, dove, nonostante le sue pendenze giudiziarie, si gode il sole del Paese caraibico, per buona pace del DNA. Sollecitata dai giornalisti di Antena 3 TV che l'hanno raggiunta, Udrea ha dichiarato che "se dovrà andare in carcere un giorno ne uscirò. Certo, è un'ipotesi che mi fa paura, ma ero Elena Udrea prima che vi entrassi e lo sono tuttora. Sono la stessa persona". 

Sempre in Costa Rica, sta trascorrendo le sue ferie anche Alina Bica, un altro magistrato finito (incredibilmente) nel mirino della Giustizia rumena: l'ex direttrice della Direzione contro il terrorismo e la criminalità (DIICOT). Non è un segreto che Udrea e Bica sarebbe in ottimi rapporti, si parla perfino di un'amicizia tra le due. Circostanza, quest'ultima, che non può non sollevare ulteriori perplessità in Patria. Dove la stampa, contemporaneamente, è anche concentrata su un ulteriore aspetto della vita privata di Elena Udrea. Quest'ultima, infatti, ha affermato di essere "incinta di due gemelli e di stare bene". A 44 anni, secondo le ultime informazioni da Bucarest, si sarebbe sottoposta ad un intervento di inseminazione artificiale. L'ultimo capitolo eclatante di una saga che si intreccia in modo sorprendente, addirittura tragi-comico, con una riforma della Giustizia che centinaia di migliaia di rumeni, come detto, attendono con trepidazione. Anche a costo di sfidare per ore le glaciali strade e piazze di casa propria senza alcuna garanzia di successo. 

Edizione del 17 luglio 2018
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