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Giappone, no a un sostegno diretto all'azione militare

Il governo giapponese non si pronuncerà a favore di ritorsioni decise dagli Stati Uniti in Siria per evitare di danneggiare le relazioni diplomatiche con la Russia

Keystone
Shinzo Abe.
 
13
aprile
2018
08:14
ats

TOKYO - Il governo giapponese non si pronuncerà a favore di ritorsioni militari decise dagli Stati Uniti in Siria per evitare di danneggiare le relazioni diplomatiche con la Russia.

Lo riferiscono fonti ministeriali all'agenzia Kyodo, ricordando che per il prossimo mese è previsto un incontro tra il premier nipponico Shinzo Abe e il presidente russo Putin, per proseguire il dialogo in corso sulle dispute territoriali riguardanti le isole Curili, a nord dell'arcipelago. Il Giappone - spiegano le fonti - si limiterà ad appoggiare azioni del presidente Usa Donald Trump volte a prevenire che si verifichi un nuovo utilizzo delle armi chimiche in Siria.

Un comunicato dello stesso tenore era stato emesso dal governo di Tokyo all'indomani dell'attacco missilistico degli Stati Uniti sulle basi siriane, sedi dei presunti laboratori di armi chimiche, lo scorso aprile.

"Il Giappone non può esprimere con certezza che ci sia la mano del governo di Assad sull'uso di armi chimiche nell'attacco a Duma", ha riferito una fonte del ministero degli Esteri alla Kyodo. Sulla stessa linea prudente anche la posizione sulla questione dell'avvelenamento della ex spia russa assieme alla figlia avvenuto in Inghilterra, sul quale Tokyo non si è allineata con gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali.

La disputa territoriale tra Giappone e Russia converge su un gruppo di isole a nord dell'isola di Hokkaido, occupate dall'esercito russo a pochi giorni dalla fine della Seconda guerra mondiale, che hanno impedito alle due nazioni di firmare un trattato di pace a distanza di oltre 70 anni. Le 4 isole sono chiamate Curili da Mosca, mentre per il Giappone sono Territori del Nord. Il premier Abe ha sempre detto che vorrebbe vederle restituite nell'arco di questa generazione.

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