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“Non c'è volontà politica di fare giustizia in Siria”

La ex procuratrice Carla Del Ponte si esprime sul difficile momento delle Nazioni Unite - "I tribunali internazionali, invece di fare passi avanti, hanno fatto un balzo all'indietro"

Zocchetti
 
01
giugno
2018
06:00
Paolo Gianinazzi

«L'inefficienza e le spese facili dell'ONU sono ben note e noi non consentiremo più che la generosità del popolo americano sia sfruttata». Così l'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Nikki Haley, lo scorso dicembre, ha annunciato il taglio di 285 milioni di dollari per il 2018 del contributo statunitense al budget dell'ONU. Certo, la poca simpatia riservata dal presidente Donald Trump nei confronti di qualsiasi organo sovranazionale non è una novità. Ma si è trattato comunque di un gesto simbolico che, in sostanza, riassume il momento di difficoltà che questo genere di organizzazioni sta affrontando. Ne è un esempio concreto il fatto che, a partire dallo scorso 28 maggio, la Siria di Bashar al- Assad presiederà per un mese la Conferenza sul Disarmo a Ginevra, un organo che rappresenta il primo e più importante foro multilaterale a disposizione della comunità internazionale per i negoziati in materia di disarmo e di non proliferazione. Un fatto criticato da più parti e che porta molti a mettere in discussione il ruolo stesso delle Nazioni Unite di fronte a importanti crisi. Ne abbiamo parlato con Carla Del Ponte che, ricordiamo, lo scorso settembre ha lasciato la Commissione d'inchiesta indipendente dell'ONU sulla Siria sbattendo la porta e senza lesinare critiche all'organizzazione e con Dame Rosalyn Higgins, già presidente della Corte internazionale di giustizia e presente lo scorso 30 maggio a Lugano per una conferenza organizzata dall'Università della Svizzera italiana.

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