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“Non sono pentito, mi avrebbero decapitato”

L'incredibile storia di Johan Cosar, a processo davanti alla Giustizia militare elvetica per aver combattuto le milizie dello Stato islamico

Zocchetti
 
09
giugno
2018
06:00
John Robbiani

«No. Non sono pentito. E poi pentito di cosa? Di essermi difeso? Di aver salvato delle vite? Se i miliziani dell'ISIS mi avessero trovato sarei finito anche io con una tutina arancione; decapitato davanti a una telecamera». Quella di Johan Cosar è una storia incredibile. Una storia tragica. Basti pensare che al centro di tutta la vicenda c'è la scomparsa, ancora avvolta nel mistero, di suo padre. Una storia che ci catapulta nel centro di uno dei conflitti più violenti e sanguinari degli ultimi decenni: la guerra civile siriana. Ma quella di Cosar è anche una storia che presto ci catapulterà in un'aula di tribunale visto che dovrà rispondere, davanti alla Giustizia militare elvetica, dell'accusa di violazione dell'articolo 94 del codice penale: indebolimento della forza difensiva del Paese. Questo per aver combattuto – in quell'angolo di Medio Oriente dove Siria, Iraq e Turchia s'incontrano – le milizie dello Stato islamico. Cosar ha concesso una lunga intervista al «Corriere del Ticino». Ed ecco la sua storia.

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