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Turgovia, condannato il capobanda

Si è concluso il maxiprocesso nei confronti di un'organizzazione criminale curdo-turca - Pena di 14 anni al principale imputato

Keystone
 
12
marzo
2018
21:17
ats

KREUZLINGEN (TG) - Il principale accusato per l'omicidio di un 53enne svizzero nel 2010 a Kümmertshausen (TG) è stato condannato a quattordici anni di reclusione. Il tribunale non ha invece ordinato l'internamento del 48enne iracheno, contrariamente a quanto richiesto dal procuratore.

Il Tribunale distrettuale di Kreuzlingen (TG) ha pronunciato oggi la sentenza, in una vicenda considerata la più rilevante della storia giudiziaria turgoviese. Complessivamente, nel corso di oltre 40 udienze, sono stati giudicati quattordici membri di un'organizzazione criminale dedita al traffico di migranti e di droga, costituita essenzialmente di curdi di Turchia. L'insieme degli atti per l'omicidio riempiono 500 raccoglitori federali.

Il capobanda in gennaio è stato riconosciuto colpevole di istigazione alla rapina e altri reati. Il ministero pubblico aveva richiesto 19 anni da scontare, una pena pecuniaria e l'internamento. La difesa aveva invece proposto sei anni e sei mesi di reclusione. "Lei ha deciso cosa andava fatto e lasciato ad altri il lavoro sporco", ha detto il presidente del tribunale, Thomas Pleuler.

La corte non è entrata nel merito dell'internamento perché, visto l'abbandono della condanna per omicidio intenzionale, le premesse non erano date.

Informatore della polizia e principale testimone della vicenda, un 39enne turco è stato condannato a sette anni e mezzo di carcere. Era già stato riconosciuto colpevole di omicidio con dolo eventuale commesso per omissione in una precedente udienza. Oggi il tribunale ha fissato la pena. Il procuratore, che aveva chiesto nove anni e quattro mesi, ha annunciato un ricorso per mantenere aperte tutte le opzioni. Dal canto suo, la difesa ha già assicurato che si rivolgerà all'istanza di secondo grado. Altri due coimputati erano invece stati assolti dall'accusa di omicidio intenzionale, ma condannati per altri reati.

Rivolgendosi al 39enne, Pleuler ha affermato: "Lei ha preso in considerazione la morte della vittima". Il dolo eventuale infatti è dato quando l'autore di un reato, pur non perseguendo direttamente un risultato illecito, lo prende in considerazione.

La pena tiene conto anche di altri reati: la rapina e la ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti. La corte ha riconosciuto la cooperazione dell'imputato con gli inquirenti, ma ha pure constatato la mancata confessione.

Due altri turchi di 47 e 54 anni, pure implicati nell'omicidio, sono stati condannati a otto anni e mezzo di reclusione e a 30 mesi di prigione di cui 20 sospesi con la condizionale per due anni. Nella fissazione della pena il tribunale ha tenuto conto anche della colpevolezza per altri reati.

Il delitto di Kümmertshausen - ossia l'uccisione, avvenuta il 20 novembre 2010 di uno svizzero beneficiario dell'assicurazione invalidità (AI) - ha portato gli inquirenti sulla pista dell'organizzazione criminale. Il 53enne morì per soffocamento, dopo essere stato legato e imbavagliato.

In base all'atto d'accusa, la vittima si era rivolta al capo dell'organizzazione criminale, l'iracheno 48enne, per chiedere aiuto in favore di un amico arrestato in Grecia per traffico di migranti. L'iracheno promise di fornirgli un avvocato e di proteggere la sua famiglia che viveva nel canton Turgovia. In cambio lo svizzero avrebbe dovuto nascondere 2,5 chili di eroina nella sua casa a Kümmertshausen.

L'amico arrestato in Grecia rimase però in prigione e dopo alcuni mesi l'uomo minacciò di denunciare l'iracheno alla polizia. Il capo dell'organizzazione avrebbe quindi chiesto ai suoi uomini di mettere a tacere l'accusatore e di recuperare la droga.

Il 39enne è stato un informatore della polizia ed ha ammesso di avere accompagnato sul luogo del delitto altri due connazionali. Questi ultimi sono già stati condannati e incarcerati in Turchia. Un altro cittadino turco è in carcere, in relazione con l'omicidio, nel suo Paese. Non può essere estradato in Svizzera.

Il 39enne era già stato condannato in un primo processo e riconosciuto colpevole di complicità in omicidio intenzionale. La sentenza era però stata annullata dal Tribunale federale e i procuratori che avevano istruito quel processo sono stati sostituiti.

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