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Un'invasione di topi nei campi svizzeri

Nell'80% dei terreni analizzati dall'istituto federale di ricerca agricola Agroscope, i roditori hanno rafforzato la propria presenza - Spesso è tardi per intervenire

via web
 
13
aprile
2018
17:40
ats

BERNA - Una piccola ma seria minaccia inquieta i contadini svizzeri. Si tratta dell'arvicola, più comunemente nota come topo campagnolo, che sta colonizzando in maniera massiccia i campi. In parecchi casi è verosimilmente troppo tardi per lottare contro questa invasione.

Nell'80% dei terreni analizzati dall'istituto federale di ricerca agricola Agroscope, questi roditori hanno rafforzato la propria presenza in confronto all'anno scorso, riporta oggi il sito www.agricoltura.ch, nella sua versione tedesca e francese.

Solitamente, la popolazione di questa specie evolve ciclicamente e in maniera diversa per regione, ma oggi si osserva un aumento degli esemplari in tutto il Paese. Nella maggior parte dei siti osservati, è stata oltrepassata la soglia critica dei 40 individui per ettaro. Quando ciò accade - spiega Agroscope - diventa difficile combattere efficacemente la propagazione.

La ragione dell'esplosione del numero di arvicole è legata alle temperature clementi del 2017, grazie alle quali questi piccoli animali hanno potuto riprodursi più volte rispetto al solito.

Il suddetto roditore è visto come il fumo negli occhi dai contadini, per gli ingenti danni che causa devastando i terreni. Ognuno di essi sgranocchia circa 150 grammi di radici al giorno, il corrispondente del peso di un esemplare adulto. A essere minacciata dunque non è solo la produzione foraggera: con la sua azione, il topo campagnolo è capace di far morire anche gli alberi. Una famiglia di arvicole è inoltre in grado di scavare una galleria lunga dai 40 ai 70 metri.

Questo minuto mammifero di una ventina di centimetri, coda compresa, si riproduce in maniera incredibilmente rapida: una coppia può dare alla luce fino a 100 "eredi" tra la primavera e l'autunno. Di solito, la popolazione di arvicole aumenta e diminuisce seguendo periodi ciclici, della durata di cinque o sei anni.

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