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Sette svizzeri binazionali trattenuti in Turchia

A tutti le autorità hanno vietato di lasciare il paese e alcuni sono addirittura agli arresti in quanto presunti sostenitori del predicatore Fethullah Gülen

Maffi
 
09
luglio
2018
16:55
ats

BERNA - Sette persone con il doppio passaporto elvetico e turco e diversi turchi residenti in Svizzera sono attualmente trattenuti in Turchia per motivi politici. A tutti le autorità hanno vietato di lasciare il paese e alcuni sono addirittura agli arresti in quanto presunti sostenitori del predicatore Fethullah Gülen o perché legati a organizzazioni fuorilegge, curde in particolare.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato a Keystone-ATS l'informazione data in anteprima al "Tages-Anzeiger" e altri giornali del gruppo Tamedia, che ne riferiscono oggi. Non ha però voluto fornire ragguagli più precisi sui singoli casi, facendo valere la protezione dei dati e della personalità.

I giornali citati scrivono in particolare di una donna curda residente nella regione di Basilea, arrestata nel settembre 2017 all'aeroporto Atatürk di Istanbul quando era al quinto mese di gravidanza. Nel frattempo è divenuta madre di una bambina ed è a piede libero, ma non può tornare in Svizzera.

Il DFAE rammenta sul suo sito web che le autorità turche considerano le persone con doppia cittadinanza svizzero-turca esclusivamente come cittadini turchi e "non in ogni caso" ammettono la concessione della protezione consolare da parte della Svizzera. Questa protezione comprende tra l'altro la richiesta alle autorità competenti di poter visitare le persone arrestate se lo desiderano.

Il dipartimento diretto da Ignazio Cassis ha riveduto i suoi "consigli di viaggio" per la Turchia dopo il tentato colpo di Stato del 15 luglio 2016. Sul sito internet ricorda che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato lo stato d'emergenza, che autorizza il governo "a limitare in vari modi diritti fondamentali" come la libertà di assemblea e di stampa. Durante lo stato di emergenza - avverte - "possono avvenire degli arresti senza mandato di cattura e divieti di entrata o di uscita dal paese".

Il DFAE rammenta ancora che "la polizia può in determinate circostanze impedire l'uscita dal Paese", per esempio nel caso di procedimenti penali connessi al tentato colpo di stato del luglio 2016 o di sospetti collegamenti con organizzazioni vietate.

Il prossimo fine settimana ricorre il secondo anniversario del tentato colpo di Stato contro il presidente Erdogan. Questi ne ha attribuito la responsabilità all'oggi 77enne Fethullah Gülen, emigrato nel 1999 negli Stati Uniti e stretto alleato di Erdogan fino al 2013, quando quest'ultimo lo rimproverò di essere dietro le accuse di corruzione avanzate contro uomini del suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) e di voler costruire strutture parallele allo Stato turco per spodestarlo.

In due anni di misure d'eccezione imposte dopo il tentato putsch, secondo le stime dell'Onu almeno 160 mila persone sono già state arrestate e 152 mila epurate dalle pubbliche amministrazioni. L'ultima maxi-purga di Erdogan è arrivata in questi giorni, proprio allo scadere dello stato d'emergenza, con un decreto presidenziale che in un colpo solo ha colpito oltre 18 mila dipendenti pubblici, quasi tutti agenti di polizia o militari sospettati di aver "agito contro la sicurezza nazionale".

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