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Swisscom avrebbe violato la legge sul riciclaggio di denaro

Lo ha afferma il Tribunale amministrativo federale: il numero uno elvetico delle telecomunicazioni è stato "pizzicato" per i suoi servizi SMS, ma potrebbe ricorrere al TF

Keystone
 
07
maggio
2018
15:03
ats

SAN GALLO - Swisscom, tramite il suo servizio di pagamento per SMS, ha violato le disposizioni della legge sul riciclaggio in denaro. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo federale. Il numero uno elvetico delle telecomunicazioni è stato "pizzicato" per i suoi servizi SMS che permettono ad esempio ai clienti di pagare tramite la bolletta successiva il supplemento notturno per i biglietti della Comunità dei trasporti di Zurigo.

Swisscom aveva presentato un ricorso al TAF contro una decisione dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA). La compagnia di telecomunicazioni sostiene che si tratti solo di una riscossione del credito, che non è soggetta alla legge. I giudici, in una sentenza pubblicata oggi, sono però giunti alla conclusione che Swisscom non si occupa unicamente di questa riscossione, ma che si tratta di un servizio finanziario che permette a un cliente di incaricare Swisscom di pagare una fattura e trasferire il denaro al beneficiario finale. Secondo il TAF, tale sistema rientra nella legge sul riciclaggio di denaro.

La legge è stata messa in atto per evitare che i fondi di origine illegale possano essere introdotti attraverso il settore parabancario. La legge prevede verifiche adeguate in modo da poter riconoscere la provenienza dei flussi finanziari.

Multa di 4,3 milioni di franchi

Prima di essere subordinata direttamente al controllo della Finma, Swisscom era membro dell'associazione generale di autodisciplina per gli intermediari finanziari PolyReg. Anche all'epoca i supplementi notturni della ZVV avevano portato a un contenzioso. Nella primavera del 2016 Polyreg aveva già inflitto all'operatore telefonico una multa di 4,3 milioni di franchi per violazione delle regole contro il riciclaggio. I "servizi a valore aggiunto" - tra cui rientrano anche le linee erotiche oppure i servizi per acquistare nuove suonerie o consultare i risultati sportivi - sono spesso all'origine di conflitti con i clienti per i costi esorbitanti. In Italia inoltre gli inquirenti ritengono che questi servizi possano essere utilizzati anche da gruppi mafiosi italiani per riscuotere il pizzo. La sentenza non è ancora definitiva, poiché vi è ancora la possibilità di ricorrere al Tribunale federale.

 

Edizione del 24 maggio 2018
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