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Stazioni di servizio, salari dignitosi anche in Ticino?

Tre consiglieri nazionali ticinesi hanno interrogato oggi il Governo sulla decisione di escludere il cantone dall'applicazione del contratto collettivo di lavoro per i negozi dei distributori

CdT/Archivio
 
11
giugno
2018
15:52
Red. Online-ats

BERNA - Tre consiglieri nazionali ticinesi hanno interrogato oggi il governo durante la consueta "Ora delle domande" sulla decisione del Consiglio federale di escludere il Ticino dall'applicazione del contratto collettivo di lavoro (CCL) per quanto riguarda i salari minimi dei negozi delle stazioni di servizio.

Marina Carobbio (PS/TI) ha chiesto al Governo se intende garantire anche in Ticino salari dignitosi e soprattutto che passi l'Esecutivo intende intraprendere per introdurre un salario minimo in questo settore anche nel cantone a sud delle Alpi come in tutta la Svizzera. Dal canto suo, Roberta Pantani (LEGA/TI) ha domandato al Consiglio federale se non pensa che questa mancata applicazione dei salari minimi previsti dal CCL alimenti fenomeni di dumping salariale, in particolare nelle zone di frontiera. Infine, Lorenzo Quadri (LEGA/TI) ha chiesto al Governo se non prevede di rivalutare la situazione dopo l'intervento del consiglio di Stato ticinese, il quale si è detto preoccupato del fatto che la non applicazione in Ticino del salario minimo nel CCL dei negozi della stazioni di servizio possa fomentare il dumping salariale.

La risposta di Schneider-Amman
In una risposta congiunta ai tre parlamentari, il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann ha spiegato che la questione dei salari minimi in un determinato CCL è di competenza delle parti sociali e non dello Stato. Secondo il consigliere federale, durante la consultazione diversi rappresentanti ticinesi hanno sottolineato che i salari minimi previsti nel contratto collettivo erano troppo elevati.

Dopo aver attentamente esaminato la situazione, il Governo è giunto alla conclusione che l'accordo trovato tra i partner sociali non prendeva sufficientemente in considerazione gli interessi regionali del canton Ticino, ha aggiunto Schneider-Ammann. A suo avviso, un salario minimo troppo elevato nel cantone a sud delle Alpi avrebbe potuto provocare licenziamenti o chiusure delle stazioni di servizio.

La palla, ha proseguito il consigliere federale, è però nelle mani delle parti sociali. Queste ultime potrebbero adattare il CCL e trovare una nuova soluzione per il canton Ticino. Se non dovesse essere il caso, il Governo rivaluterà la situazione dei negozi situati a sud delle Alpi.

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