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Sfatiamo alcuni luoghi comuni del “food”

Dalle quantità delle porzioni fino ai costi di pranzi e cene, spesso e volentieri considerati elevati, ecco un elenco dei cliché più diffusi

Archivio CdT
 
05
maggio
2018
06:00
Red. Online

LUGANO - Complice l'esplosione di visibilità che i media negli ultimi anni hanno dedicato al mondo del buon cibo, molti di noi si sono trasformati in esperti e palati «finissimi», destreggiandosi meglio a fotografare e postare il cibo sui social network piuttosto che a percepirne davvero valori e sapori.

Come tutte le mode che si rispettino, non ci sono solo contro, ma anche pro: ad esempio, il fatto di aver risvegliato una certa attenzione sull'argomento, andando ad analizzare più a fondo da dove proviene e come è fatto il cibo che mangiamo quotidianamente. Questa nuova consapevolezza è un grande stimolo per le aziende alimentari a rispettare con più serietà la natura e i suoi cicli. Insomma, non tutto il male viene per nuocere. È tempo di sfatare qualche mito sul mondo del «food».

1 – «Nei grandi ristoranti si mangia poco e si esce con la fame!»

Mai luogo comune è stato meno vero. Durante le cene nei ristoranti stellati o gourmet, le portate del menu degustazione sono 5, a volte 6, altre addirittura di più. Le porzioni sono dosate, è vero, anche perché altrimenti si farebbe davvero tanta fatica ad arrivare al dessert. Anche il pane, i grissini e le delizie del forno che, portata dopo portata, vi verranno proposti, vi faranno venire voglia di assaggiarli: attenti, quelli contribuiranno non poco al fatto di alzarsi da tavola molto più che sazi.

2 – «Oggi gli chef sono tutti dei montati»

Nei 12 anni di S.Pellegrino Sapori Ticino di chef ne sono passati tanti e altrettanti li abbiamo conosciuti ad eventi, cene e appuntamenti vari. C'è stato chi, dovendo rientrare per preparare un banchetto di nozze per il giorno successivo nel suo ristorante, finita la cena a Lugano ha caricato armi e bagagli sul furgone e ha guidato per tutta la notte. Chi ha messo da parte per un attimo l'alta cucina e ha preparato gli spaghetti aglio, olio e peperoncino alle 2 del mattino, dopo una cena del festival. Chi ancora è in contatto con la brigata ticinese che anni fa lo ospitò per la manifestazione, chi in effetti non è molto simpatico, ma non dipende dal fatto che sia un cuoco o uno chef. «L'effetto Cracco» è già antico!»

3 – «Cenare in un ristorante gourmet costa troppo»

Avete mai provato a fare la spesa scegliendo solo prodotti del territorio? Oppure, immaginate di dover scegliere il miglior prosciutto crudo sulla piazza e riuscire a trovare un Patanegra che costa un occhio della testa. È quello che fanno quotidianamente i ristoranti gourmet, che offrono le vere eccellenze di un territorio e anche quelle internazionali. Aggiungeteci poi un servizio curato, magari con un maître in sala pronto ad aiutarvi nella scelta e un sommelier a disposizione per creare abbinamenti ad hoc tra il vino e i piatti. I costi sono presto fatti. Senza dimenticare che l'esperienza di una cena stellata non è all'ordine del giorno, ma piuttosto un piccolo regalo che vi concedete per un'occasione particolare.

4 – «Cinquanta franchi non ti bastano nemmeno per un piatto»

Un consiglio? Per mangiare in un grande ristorante e spendere poco, c'è un trucco: andarci a pranzo e non a cena. I business lunch sono più semplici, ma altrettanto curati e costano decisamente molto meno. Un esempio in Ticino? Il pranzo con tre portate (antipasto, piatto principale, dessert o formaggio) alla Locanda Orico, una stella Michelin e uno dei più grandi chef di casa nostra, Lorenzo Albrici, costa soltanto 48 franchi. Possiamo affermare che è tanto?

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