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Timori per la manovra: gli italiani guardano alla Svizzera

I clienti degli istituti bancari della vicina Penisola starebbero meditando sulla possibilità di trasferire i capitali oltre confine, per mettere al sicuro i propri averi

archivio CdT
 
19
ottobre
2018
06:00
Martina Salvini

VARESE/COMO - La manovra finanziaria presentata qualche giorno fa dal Governo Lega-M5S preoccupa. E non solo Bruxelles. A nutrire timori sono anche i risparmiatori italiani che, spaventati dalle misure messe sul tavolo dai giallo-verdi, si preparano a mettere al sicuro i propri risparmi. La meta, ancora una volta, è la Svizzera.

Non si tratta però di eludere il fisco. Anzi, i clienti starebbero trasferendo i loro patrimoni alla luce del sole (passaggio necessario dopo la Voluntary Disclosure del 2015), attraverso i regolari canali bancari - bonifici, trasferimenti titoli - con lo scopo di proteggere i loro risparmi da un eventuale prelievo forzoso sui conti correnti, come fece il governo Amato nel 1992. Si tratta quindi di operazioni regolari e lecite, poiché ogni risparmiatore può depositare i propri accumuli in qualsiasi banca del mondo nel rispetto delle leggi antiriciclaggio e sui trasferimenti valutari.

A confermarlo al Corriere del Ticino sono alcuni dipendenti di banca italiani, secondo cui sono diversi i clienti che si stanno interessando al trasferimento di capitali verso la Confederazione. "La Svizzera è un porto sicuro – ci spiegano – e i risparmiatori temono soprattutto le ripercussioni della manovra sui beni accantonati". In primo luogo, "impensierisce la mancanza di chiarezza del Documento di economia e finanza (DEF)". Sul lungo termine, l'attenzione è però rivolta agli investitori, che "potrebbero recepire negativamente il DEF e di conseguenza smettere di acquistare il debito pubblico italiano, necessario per finanziare la spesa pubblica". Senza fondi, il Governo potrebbe decidere di rivalersi sui depositi dei cittadini, mettendo in atto un prelievo forzoso. E gli italiani hanno ancora nella mente quando a mettere loro le mani in tasca fu, oltre un ventennio fa, il Governo guidato da Giuliano Amato. Una decisione senza precedenti: applicare una patrimoniale sui conti correnti degli italiani, il famoso 6 per mille sui capitali, dopo una svalutazione della lira che mise in ginocchio le finanze del Paese.

Anche secondo Franco Citterio, direttore dell'Associazione bancaria ticinese (ABT), "ci sono diversi elementi del documento che lasciano perplessi, sia riguardo al futuro del Governo stesso, sia nei confronti di chi dovrà pagare la manovra. Se gli obiettivi di spesa sono chiari, non altrettanto lo sono le indicazioni su dove si andrà a recuperare le risorse". Pertanto, "è assolutamente comprensibile il timore dei risparmiatori italiani. L'aumento dello spread significa vedere scendere i propri risparmi e già questo rappresenta un elemento concreto di preoccupazione".

Inoltre, prosegue Citterio, "si aggiunge l'esigenza di riuscire a diversificare gli investimenti: in un Paese politicamente instabile come l'Italia, diversificare anche solo il conto in un Paese estero permette di spostare il rischio, diminuendolo. In questo senso, la Svizzera ha sempre qualche carta interessante da giocare". È bene infatti ricordare che "la logica del risparmiatore si basa sulla sicurezza: ancora prima di valutare i rendimenti, si cerca di posizionarsi laddove ci sono basi più sicure".

In generale, dunque, la preoccupazione dei risparmiatori italiani è giustificata. "Non sono però in grado di confermare se effettivamente sia già avvenuto un passaggio di capitali sui conti elvetici". In primo luogo, spiega il direttore dell'ABT, "non abbiamo dati statistici che lo comprovino. In seconda battuta, poi, queste decisioni vengono di solito prese dopo una serie di ragionamenti. Senz'altro il pensiero può già frullare nella testa dei clienti, ma da lì a muoversi davvero il passo non è necessariamente breve".

Edizione del 16 novembre 2018
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