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“Guai a chi non fa la scarpetta!”

Parola dello chef sloveno Tomaž Kavčič, ospite fuori dagli schemi per S.Pellegrino Sapori Ticino

 
29
maggio
2018
15:40
Carlotta Girola

LUGANO - Il brivido "anti-galateo" di fare la scarpetta e bere dalla bottiglia in un hotel a 5 stelle: accade anche questo a S.Pellegrino Sapori Ticino, che per la sua edizione dedicata alle cucine dal mondo ha ospitato uno dei talenti emergenti della cucina slovena. Tomaž Kavčič è un professionista molto lontano dalla figura mediatica di chef star, un uomo semplice che ama la sua terra e si fa ambasciatore dei sapori e della cultura della Slovenia, un Paese che non conta stelle Michelin solo perché la guida francese qui ancora non viene pubblicata. Lunedì sera, all'Hotel Splendide Royal di Lugano, Kavčič ha letteralmente scombinato le carte dell'alta cucina, portando sulle tavole degli ospiti i suoi piatti apparentemente semplici e dai sapori puri, ricchi di ricordi personali e storie private di un grande chef cresciuto all'ombra del regime di Tito nell'ex Jugoslavia.

Spontaneo, comunicativo e divertente, lo chef ha raccontato ogni singola portata agli ospiti, condendo di aneddoti e battute divertenti le sue creazioni. A partire dall'inizio inaspettato, quando i commensali si sono visti suggerire un fuori programma non troppo bon-ton. Per presentare le basi della sua terra, infatti, Kavčič ha voluto dare inizio al percorso gastronomico il suo "Campo arato", un foglio trasparente con adagiata una crema di asparagi e rape rosse per potersi dilettare in una scarpetta gourmet, accompagnata da succo di barbera della Valle del Vipacco da bere rigorosamente "a canna". Il menu ha continuato, piatto dopo piatto, a stupire grazie ad un crescendo di sapori tipici che sono riusciti a mescolare le tante anime della Slovenia gourmet, tra i quali una minestra fredda di 7 frutti e 5 verdure, oppure un riso (non riso) fatto con il sedano rapa e impreziosito da trota affumicata e polveri di verdura.

Grande aiuto alla brigata slovena è venuto da Domenico Ruberto e il suo staff, pronti a fare gli onori di casa e a dare supporto per la grande cena. I vini della serata sono stati raccontati in sala da Guido Brivio, che ha potuto seguire l'escalation di sapori abbinando le sue etichette in una successione di eleganza e complessità: partendo dal Ronco Bain 2016, passando per il Bianco Rovere 2016, per arrivare al mitico Quattromani 2015, che ha sposato alla perfezione il piatto principale della cena a base di anatra selvatica. Dolce finale sulle note di Sweet Dreams 2014, sempre firmato da Brivio Vini.

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