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Movida, “Tito” Bravo torna in pista

A ottobre l’ex re della vita notturna cittadina aprirà una discoteca in piazza Dante a Lugano - Condannato nel 2013 nell’ambito del Nyxgate, ora si dice pronto a ricominciare

Zocchetti
Entra al posto del Choco-late club, locale chiuso da aprile.
 
13
settembre
2018
06:00
C.NACA

LUGANO - Hector Moron Bravo, detto «Tito», torna ad essere protagonista della movida luganese: insieme al fratello Carolo ha comprato l'ormai ex Choco-late Club, il locale di piazza Dante chiuso da aprile. Al suo posto, a ottobre, i due fratelli Bravo apriranno il Nikka Club. La notizia, all'inizio sussurrata per le vie cittadine, ci è stata confermata dal diretto interessato. Un ritorno sulle scene inaspettato quello di «Tito» Bravo, un tempo considerato il re della movida. Prima della vicenda giudiziaria che li portò alla chiusura, Bravo era stato titolare di parecchi locali: il Privilege, il Madai, il Tito's Place e il Nyx. Proprio per i guai legati alla discoteca annessa al Casinò, era stato condannato nel maggio 2013 a 3 anni di reclusione (sette mesi da espiare) per amministrazione infedele e bancarotta fraudolenta.

Dopo quasi cinque anni lontano dalle scene «Tito» torna ad animare la vita notturna. Una vita che, scopriamo, in realtà non aveva mai davvero abbandonato. «Non ho mai chiuso con la vita notturna e non me ne sono mai andato dal giro delle discoteche perché è la mia passione ed è quello che so fare», ci dice Bravo che abbiamo raggiunto al telefono mentre si trovava a Riccione per lavoro. Ora, spiega, gestisce una ditta che fa consulenza per esercizi pubblici eventi e marketing, non solo in Ticino ma anche in Italia («credo che se uno sa fare una cosa bene, deve continuare a farla»). «Tito» spiega inoltre di non avere paura che il suo passato possa influire su questa nuova esperienza. «Sono rimasto in Ticino con il mio permesso C perché ho vinto il ricorso inoltrato al Tribunale federale (dopo la revoca del permesso C a fine 2013, Bravo ha fatto ricorso prima al Consiglio di Stato, poi al TRAM e infine al TF di Losanna che, nel marzo 2016, ha annullato la revoca e accordato a Bravo il permesso per restare in Svizzera, ndr.) e questo deve pur contare qualcosa».

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